Al via gli Stati Generali, Conte proporrà un Piano Impresa 4.0 Plus
di Fanco Canna - Innovation Post

La settimana che si apre lunedì 15 giugno sarà uno snodo cruciale per l’economia italiana e per la politica industriale: entrano infatti nel vivo gli Stati Generali dell’economia di Villa Pamphilj. Un appuntamento a cui il governo ha dato il titolo “Progettiamo il rilancio“.

La giornata inaugurale di sabato è stata dedicata agli incontri (telematici) con le autorità politiche, economiche e monetarie internazionali: la Banca Mondiale, la Commissione europea, il Parlamento Europeo, la Bce. Da lunedì partiranno gli incontri politici, a cui non parteciperanno però tutti i rappresentanti dell’opposizione: Azione, il movimento di Carlo Calenda, non avrebbe ricevuto l’invito (qui le proposte fatte recapitare al Governo), mentre le destre hanno rifiutato quella che viene definita una “passerella”.

Ci saranno invece i rappresentati dei lavoratori (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Cisal, Confsal), le associazioni delle imprese (Confindustria, ConfApi, Confimi, Confersercenti, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio, Coldiretti, Confagricoltura, Federalberghi, Unioncamere, Rete-imprese, Alleanza per le cooperative, Confcooperative), le sigle della scuola, della sanità, l’Ance e, infine, i rappresentanti delle società controllate dallo Stato: Cassa Depositi e Prestiti, in primis, ma anche Eni, Enel, Finmeccanica, Leonardo e Terna. Ci sarà spazio anche per sentire alcune “menti brillanti”.


Tra gli invitati ci sarà anche Vittorio Colao, che lunedì potrà presentare le istanze contenute nel Piano per l’Italia elaborato dal gruppo di esperti da lui presieduto e presentato pochi giorni fa alla Presidenza del Consiglio (ve ne abbiamo dato ampia sintesi qui).

Durante gli incontri ci sarà un confronto su quel piano per la ripresa di cui il presidente del Consiglio ha già accennato le linee guida: modernizzazione di imprese e PA, transizione ecologica, inclusione sociale, territoriale e di genere. Un piano per la rinascita che potrà contare sulle risorse messe a disposizione dall’Europa con il Recovery Fund o Next Generation EU (che saranno definite nel dettaglio solo a fine luglio) e che poggerà su sette direttrici: modernizzazione del Paese, innovazione, investimenti pubblici, economia sostenibile, formazione, giustizia e riforma fiscale.


Tornare ai livelli pre-crisi e superarli

Al termine della prima giornata Paola Pisano, ministro dell’innovazione e della digitalizzazione, ha detto: “Dobbiamo liberare imprese e cittadini da troppe ore impiegate per assolvere ai propri doveri secondo percorsi tortuosi o desueti, non a strade adeguate al nostro tempo. Dobbiamo rendere possibile liberare tempo ed energia nelle aziende italiane affinché queste imprese dispongano di più tempo e più energie da riservare all’elaborazione inventiva di idee da mettere a frutto”.

Conte dal suo canto ha sottolineato: “Dobbiamo trasformare questa crisi in un’opportunità: non dobbiamo tornare alla normalità, dobbiamo approfittarne per migliorare la competitività del sistema paese”.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto: “Il perno di questo piano che siamo elaborando saranno gli investimenti: vogliamo portare il livello degli investimenti pubblici e degli investimenti privati al di sopra dei livelli precedenti alla grande crisi, vogliamo diventare tra i paesi che investono di più in scuola, in ricerca, in formazione e in innovazione. Vogliamo completare e rendere di eccellenza la nostra rete di infrastrutture materiali e immateriali. Vogliamo diventare leader nei pagamenti digitali, vogliamo trovare risorse contrastando l’evasione fiscale e al tempo stesso attingendo a pieno a questo grande piano per il rilancio dell’Europa che si sta mettendo in campo come l’Italia aveva chiesto e che si fonda sulle emissioni di titoli comuni europei per finanziare spese comuni”.

Il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli ha detto: “La transizione tecnologica, la digitalizzazione, lo sviluppo sostenibile, sono tra i punti cardine dei confronti di oggi e delle prossime giornate. Un Paese digitalizzato, sburocratizzato, dotato di sistemi produttivi sostenibili è davvero un obiettivo possibile”.

Il capitolo innovazione e il piano Impresa 4.0 Plus

Nel capitolo innovazione, come già anticipato da Conte, a fine maggio, ci saranno misure per rafforzare la capitalizzazione e il consolidamento delle imprese e per favorire le innovazioni da parte delle start up, ma anche per rilanciare misure già introdotte con successo come ACE e Impresa 4.0, rendendole strutturali.

E proprio su questo punto il Presidente del Consiglio è intervenuto spiegando che il Governo è al lavoro per una rete nazionale unica in fibra ottica, per “promuovere in modo forte i pagamenti digitali e varare un piano cashless”, ma anche per “una nuova versione di Impresa 4.0”, che “si chiamerà Impresa 4.0 plus e avrà incentivi consistenti per una spinta ulteriore alla digitalizzazione delle imprese, per quelle che investono in robotica e adottano anche l’intelligenza artificiale”. Conte ha poi detto che ci sarà “un decreto di semplificazione per gli appalti che porterà l’autorizzazione ambientale dai 5 anni attuali alle 5 settimane”, mentre per le infrastrutture si lavorerà per portare “l’Alta Velocità al Sud, oltre a collegare Roma con Genova, Pescara ed Ancona”.

Tornando a questo “Piano Impresa 4.0 Plus”, possiamo al momento limitarci a commentare come Conte, anche in questo caso, non parli di Transizione 4.0, il nome dato al nuovo piano dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, ma appunto di Impresa 4.0, la “vecchia edizione”. Non è chiaro ovviamente se si tratti di una semplificazione oppure se il Governo ha deciso di seguire le indicazioni del gruppo di esperti guidato da Colao, che ha suggerito il ripristino integrale con rafforzamento del Piano Impresa 4.0, abbandonando il sistema dei crediti d’imposta e tornando al superammortamento (che passerebbe dal 130% del 2019 a un 140%-160%) e all’iperammortamento (al 250%-300%). Il piano proposto da Colao prevede una durata di almeno 4-5 anni e la possibilità per le imprese di scegliere la durata del periodo di ammortamento. CI sarebbe spazio anche per un significativo potenziamento del credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione.

L’alternativa sarebbe seguire il “filone” sui cui è al lavoro il Ministero dello Sviluppo Economico, che prevede invece la proroga del piano Transizione 4.0 fino al primo semestre 2022 e il potenziamento di aliquote e scaglioni dei crediti d’imposta per tutto il periodo. L’aliquota dedicata all’acquisto di beni strumentali semplici (equivalente del superammortamento) passerebbe dal 6% al 10%. Per i beni immateriali (i software) salirebbe dal 15% al 20%. Il credito d’imposta dedicati ad attività di Ricerca & Sviluppo passerebbe dal 12% al 16% (con aumento del tetto massimo di spesa a 10 milioni), quello per investimenti in attività di innovazione tecnologica per obiettivi di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 salirebbe dal 10% al 15% (con il contestuale aumento del tetto massimo di spesa da 1,5 milioni a 3 milioni). Infine, l’aliquota del credito d’imposta sugli investimenti in attività di design e ideazione estetica passerebbe dal 6% all’8% (e il tetto massimo di spesa salirebbe da 1,5 milioni a 3 milioni).

Idee e annunci, in queste ultime settimane, non sono mancati. Vediamo se e che cosa si concretizzerà, sperando che le imprese possano avere subito certezze.

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