Confindustria e Governo al lavoro per aumentare aliquote e tetti del piano Transizione 4.0
di Francesco Bruno - Innovation Post

Potrebbe arrivare già da metà 2020 un importante rafforzamento del Piano Transizione 4.0, con il raddoppio delle aliquote del credito d’imposta per ricerca e innovazione e l’aumento di tetti e aliquote del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali. Lo conferma Andrea Bianchi, Direttore delle Politiche Industriali di Confindustria, che ci ha rilasciato un’intervista esclusiva (disponibile in fondo a questo articolo).

“Quando abbiamo concordato con il Governo le misure del Piano Transizione 4.0 avevamo davanti la prospettiva di un 2020 di leggera crescita per il Paese”, spiega Bianchi. “Oggi siamo di fronte a una prospettiva in cui i primi sei mesi dell’anno sono stati praticamente bruciati. Non abbiamo stime precise, ma di sicuro c’è stato uno sfruttamento basso delle risorse che avevamo a disposizione per gli investimenti privati. In questa fase è evidente che le imprese non abbiano investito né in 4.0 né in altri beni strumentali. È quindi evidente che ci sono gli spazi finanziari per aumentare in modo molto significativo nel secondo semestre la capacità di incentivazione del Piano”.

L’idea è quindi quella di ridistribuire sul secondo semestre i 7 miliardi previsti dalla legge di bilancio per l’intero 2020 e avere quindi un sostanziale rafforzamento del piano a costo (quasi) zero.


La situazione attuale

Attualmente il Piano Transizione 4.0 (ex Impresa 4.0 e prima ancora Industria 4.0) prevede diversi incentivi, tutti sotto forma di crediti d’imposta, sia per gli investimenti in beni strumentali sia per le attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design.

In particolare, gli incentivi oggi previsti sono:

Acquisto di beni strumentali

  • Credito d’imposta con aliquota al 6% per l’acquisto di beni strumentali fino a 2 milioni di euro
  • Credito d’imposta per l’acquisto di beni 4.0 (ricompresi nell’allegato A della legge 11 dicembre 2016 n. 232) con aliquota al 40% per investimenti fino a 2,5 milioni e aliquota al 20% per investimenti di valore compreso tra 2,5 e 10 milioni di euro
  • Credito d’imposta con aliquota al 15% per l’acquisto dei beni immateriali (ricompresi nell’allegato B della legge 11 dicembre 2016 n. 232) con investimenti massimi di 700.000 euro

Attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design

  • Credito d’imposta con aliquota al 12% per Ricerca & Sviluppo con investimenti massimi di 3 milioni di euro
  • Credito d’imposta con aliquota al 6% per attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, con investimenti massimi di 1,5 milioni di euro. L’aliquota si alza al 10% per attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0
  • Credito d’imposta con aliquota al 6% per le attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica.

Come evidenziato nel Piano di Azione e Reazione all’emergenza Coronavirus, Confindustria ha chiesto al Governo di potenziare gli incentivi fiscali alle imprese per gli investimenti privati, a partire proprio dal Piano Transizione 4.0 per il quale si chiede “un incremento delle aliquote dei crediti di imposta già previsti” con “un orizzonte temporale non inferiore a 3 anni”, privilegiando “obiettivi strategici, in primis sostenibilità e innovazione tecnologica, nonché di riconversione, riqualificazione e riuso di strutture produttive dismesse, anche in un’ottica di risparmio del consumo di suolo”.

In occasione di una recente intervista al Sole 24 Ore, il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli aveva confermato di essere al lavoro per “aumentare le soglie di investimenti incentivabili con il credito di imposta o le percentuali di beneficio fiscale” e per mettere nero su bianco la triennalizzazione del piano Transizione 4.0. “Questa crisi può essere l’occasione per stanziare definitivamente le risorse per rendere gli incentivi triennali, dopo che la manovra aveva stabilito un primo impegno su questo punto”, aveva dichiarato.

Le modifiche al Piano Transizione 4.0

L’emergenza Coronavirus ha paralizzato l’attività produttiva di gran parte delle imprese italiane: il Centro Studi di Confindustria ha stimato (nel rapporto “Previsioni per l’Italia”) che nel primo semestre del 2020 si potrà registrare un calo del Pil del 10%, mentre attualmente è operativo solo il 40% delle aziende manifatturiere. Ne consegue che, come spiega Bianchi nell’intervista, le imprese hanno dovuto rinviare gli investimenti privati, sfruttando ben poco la copertura finanziaria del Piano Transizione 4.0 prevista per quest’anno. Il che lascia spazio a un forte rafforzamento del piano già da subito.

Vediamo in dettaglio quali sono le idee allo studio.

Aumento di aliquote e tetti degli incentivi per l’acquisto di beni strumentali

Una volta che l’emergenza sanitaria sarà superata, si potrebbero sfruttare le maggiori risorse rimaste a disposizione per aumentare la portata degli incentivi previsti dal Piano Transizione 4.0. “Un ragionamento che stiamo facendo è puntare a un sostanziale aumento delle aliquote attuali”, dichiara Bianchi. “Non so se riusciremo ad arrivare a un vero e proprio raddoppio, ma sicuramente va fatto un ragionamento specifico su tutte le aliquote e sui tetti entro cui si può beneficiare degli incentivi”.

Nello specifico, l’idea è di aumentare significativamente l’aliquota dei crediti d’imposta per i beni strumentali generici, attualmente al 6%. “È una percentuale molto bassa”, osserva Bianchi. “Abbiamo un margine di manovra molto ampio per poter tornare su aliquote più alte, dato che avremo bisogno di un rilancio di tutti gli investimenti privati”.

Per quanto riguarda gli investimenti sui beni 4.0, per i quali il Piano prevede un’aliquota già abbastanza alta al 40%, spiega Bianchi, “al massimo potremo ottenere ritocchi marginali”. In questo caso l’idea è di lavorare sui tetti degli investimenti incentivabili: “Attualmente il tetto massimo è di 10 milioni – continua Bianchi – ma può essere tranquillamente raddoppiato a 20 milioni, tornando a quello che era il tetto originario ai tempi dell’iperammortamento. Si metterebbero così le grandi imprese in condizione di fare investimenti significativi quando ci sarà la ripresa post emergenza”.

Anche la soglia dei 2,5 milioni – il limite per godere dell’aliquota massima al 40% – potrebbe essere alzata, allargando così la platea di acquisti che potrebbero sfruttare un incentivo maggiore.

Raddoppio del credito d’imposta per attività di Ricerca, sviluppo e innovazione

Non solo investimenti in beni strumentali. Confindustria e Governo stanno anche pensando di ritoccare le aliquote dei crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 per le attività di Ricerca e Sviluppo fortemente modificati con l’ultima legge di bilancio. Attualmente sono al 12%, nel limite massimo di 3 milioni di euro per periodo d’imposta. Una percentuale che, come suggerisce Bianchi, potrebbe anche raddoppiare.

“Uno degli insegnamenti dell’emergenza Coronavirus è proprio la centralità della ricerca”, spiega. “Tutto ciò che non abbiamo investito negli anni scorsi in questo campo ci sta probabilmente tornando indietro in questa fase. Quello che proporremo è di avere un credito d’imposta sulla ricerca non solo triennale ma anche molto potente e comparabile con quello che hanno gli altri Paesi, in particolare la Francia. Si può ragionare su un incremento dell’aliquota dal 12% attuale a ua cifra più che doppia, per portarci in linea con i Paesi più avanzati sotto questo punto di vista”.

Analogo discorso si potrà fare per l’aliquota del credito d’imposta per “attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati”, che è al 6% per investimenti massimi di 1,5 milioni di euro, e al 10% per le “attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0”.

Quando si potrà intervenire?

Come si è detto, la situazione di emergenza attuale ha fatto arretrare gli investimenti privati nella sequenza di priorità attuali per le imprese. “È chiaro che non ha molto senso parlare di investimenti privati nel momento in cui è fermo il 50% dell’attività produttiva del Paese”, dichiara Bianchi. “Le priorità secondo me devono essere, in ordine cronologico, liquidità, riapertura e poi investimenti”.

In riferimento a questi ultimi, quindi, è difficile che le modifiche al Piano Transizione 4.0 trovino spazio in uno dei due decreti legge di aprile del Governo, che si concentreranno sul garantire la liquidità necessaria alle imprese. Più probabile invece che le modifiche alle aliquote dei crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 siano contenute in un intervento che vedrà la luce a maggio.

“L’importante – sottolinea Bianchi – è che il Decreto Legge sia immediatamente operativo, senza dover attendere ulteriori decreti attuativi”. Perché, se c’è una cosa che l’emergenza Coronavirus ha dimostrato, è l’importanza dell’innovazione tecnologica nell’industria italiana. “Questo Coronavirus cambierà in modo strutturale molte cose”, conclude Bianchi. “Ciò che sicuramente non cambierà è la centralità degli investimenti digitali: penso ad esempio alla manutenzione a distanza, che in questo periodo ha consentito alle imprese di continuare a dare il servizio post vendita, elemento centrale dell’Industria 4.0”.

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