Recovery Fund, il MISE chiede 60 miliardi per il piano Transizione 4.0
di Fanco Canna - Innovation Post

È trapelata la lista dei progetti che i vari ministeri hanno messo a punto per preparare quel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il quale l’Italia richiederà i circa 209 miliardi tra prestiti e trasferimenti. Una “lista della spesa” che supera i 550 progetti per un valore complessivo che sfiora i 700 miliardi.

Anche se il ministro per le Politiche Europee Vincenzo Amendola si è visibilmente adirato per la fuga di notizie sostenendo che si tratti di una lista ormai superata, andiamo a esporvi comunque i progetti di cui una buona quantità è stata presentata – in solitaria o in collaborazione con altri ministeri – dal Ministero dello Sviluppo Economico: un pacchetto di oltre 60 progetti (in calce pubblichiamo il PDF integrale) che valgono oltre 150 miliardi di euro. La parte del leone? Proroga e potenziamento del Piano Transizione 4.0, con un valore di ben 60 miliardi (ma ieri lo stesso Ministro ha parlato di 27 miliardi in cinque anni). Tra le misure mancanti – il che testimonia un possibile lavoro di revisione e scrematura già avviato – anche la strutturalizzazione del superbonus edilizio, che potrebbe valere altri 30 miliardi.

Intanto vediamo quali sono, suddivisi per argomento, i progetti più interessanti messi nero su bianco dal Ministero dello Sviluppo Economico, partendo proprio dal pacchetto Transizione 4.0.

l pacchetto Transizione 4.0

Per il pacchetto Transizione 4.0, come anticipato, viene messo in campo un progetto del valore di ben 60 miliardi. Come viene fuori questa cifra monstre? In primis, si parla di una proroga per cinque anni (e non per tre, come finora ipotizzato) di Transizione 4.0. Il che porta il valore annuale delle misure a 12 miliardi annui.

Nel 2020 il pacchetto  Transizione 4.0 è stato valutato in 7 miliardi. Gli ulteriori 5 sarebbero quindi legati al potenziamento del piano che, nelle intenzioni del ministro Stefano Patuanelli, dovrebbe vedere un aumento delle aliquote, un innalzamento dei massimali e un ampliamento delle merceologie incluse. Come dicevamo ieri il ministro ha parlato invece di 27 miliardi in 5 anni: una cifra che corrisponde alle anticipazioni di stampa che volevano però i 27 miliardi sufficienti per 3 e non 5 anni. Il che avrebbe significato 9 miliardi l’anno invece dei 5,5 attuali. Inutile perdersi oggi in troppi ragionamenti: quello che conta è che le risorse ritenute necessarie (che sono in ogni caso tante) sono state messe nella lista.

Va detto poi che i 60 miliardi sono per il piano Transizione 4.0 “puro”, cioè la parte composta da credito d’imposta per l’acquisto dei beni strumentali e credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione. Altre voci che rientrano nel discorso 4.0 sono invece parte di altri progetti.

Cominciamo con il “Piano Straordinario Intelligenza Artificiale” che vale 1,7 miliardi in 6 anni e, in collaborazione con Infratel Italia, servirà ad “attuare gli indirizzi del documento per una Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale per rispondere ad alcune importanti sfide per diffondere l’IA nell’ecosistema economico e sociale”. A questi si aggiungono i 100 milioni in sei anni necessari sempre a implementare la “Strategia Nazionale di Intelligenza Artificiale”. Queste risorse servirebbero a creare un “forte coordinamento per rendere l’IA una piena opportunità per la crescita sostenibile”.

Con 80 milioni (in 4 anni) si implementeranno “azioni di promozione e diffusione dell’Intelligenza Artificiale nel settore dell’agri-food per la manutenzione predittiva dei macchinari e l’aumento della produttività”. Le risorse serviranno a sostenere progetti di ricerca e sperimentazione nel settore dell’agri-food, con particolare attenzione alle PMI e alle microimprese.

Con 50 milioni in 4 anni si intende mettere a punto “azioni di promozione e diffusione delle tecnologie basati sui registri distribuiti e in particolare la Blockchain per le imprese italiane con particolare riferimento alla imprese del Made in Italy”. L’intento è quello di “stimolare il ricorso alla tecnologia Blockchain da parte delle imprese, al fine di offrire chiare informazioni ai clienti/consumatori nazionali ed esteri su:

  • tracciabilità dei prodotti e di tutte le fasi della produzione
  • garanzia del rispetto delle normative UE in termini di sicurezza, salute e rispetto ambientale
  • tracciabilità e provenienza legale della materia prima, ecc.

Serviranno venti milioni per creare il Centro di competenza italiano sull’High Performance Computing per la simulazione avanzata e i Big Data nel settore energia, necessario per accelerare la transizione verso una nuova economia green e digitale. Il centro garantirebbe la necessaria “collaborazione interdisciplinare di esperti di dominio per massimizzare lo sfruttamento delle nuove architetture hardware e la formazione di figure specializzate”.

A questi si aggiunge il progetto dedicato alle scuole “Fablab makers”, che con 500 milioni in 7 anni si pone come obiettivo “la creazione di una rete di laboratori di fabbricazione digitale tra loro connessi per poter interoperare con un’azione didattica distribuita sul territorio che introduca i concetti di value chain distribuita”. I laboratori sarebbero dotati di dispositivi e strumenti per il “making” a disposizione di tutte le scuole italiane (per varie discipline, esperienze laboratoriali, scientifiche, etc). Nei Fablabs makers si svolgeranno “sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, anche in collaborazione con gli enti territoriali, relativi alle tecnologie emergenti, quali Blockchain, Intelligenza Artificiale, internet delle cose, collegate allo sviluppo delle reti di nuova generazione”.

5G e banda ultralarga

Ammonta a 5,5 miliardi in due anni il piano per le aree grigie nell’ambito della fase 2 della Strategia nazionale per la banda ultralarga. Il collegamento in fibra ottica di queste zone mira a consentire ai cittadini di usufruire di servizi di connettività ad almeno 1 Gigabit/s.

Quanto al 5G, vale ben 2 miliardi in due anni il progetto congiunto con Infratel “5G in 100 città italiane”, per realizzare la copertura 5G in almeno 100 città, da definire in accordo con regioni e enti locali. Ci sono poi 60 milioni in 6 anni per il progetto relativo alle Case delle tecnologie emergenti (5G), “veri e propri centri di trasferimento tecnologico volti a supportare progetti di ricerca e sperimentazione, a sostenere la creazione di start-up, il trasferimento tecnologico verso le PMI sui temi aventi ad oggetto l’utilizzo del Blockchain, dell’IoT e dell’Intelligenza Artificiale”.

C’è poi il piano “fibra nelle scuole” da ben un miliardo di euro in due anni. La connessione permetterebbe agli studenti di beneficiare al meglio di nuovi strumenti come didattica a distanza, contenuti digitali in aula e progettazione cooperativa tra gruppi di studenti in sedi diverse. La fibra è poi protagonista di numerosi piano settoriali per la sua implementazione: dalle isole minori alle strutture sanitarie, fino alle strade extraurbane.

Trasferimento tecnologico e ricerca

Al potenziamento delle iniziative per il trasferimento tecnologico sono dedicati diversi progetti. Il primo, che vale 200 milioni, è il rifinanziamento del Fondo per il trasferimento tecnologico appena istituito e gestito dalla Fondazione Enea Tech.

Altri 100 milioni in cinque anni serviranno al potenziamento e alla razionalizzazione della rete nazionale del trasferimento tecnologico con l’obiettivo finale di “sostenere i progetti di investimento in chiave green e 4.0 delle imprese anche attraverso un accrescimento della consapevolezza dell’impatto di tali tecnologie”.

Con oltre 170 milioni in 6 anni si prevede la partecipazione italiana ai partnerariati per la ricerca e l’innovazione (European Partnerships) in Horizon Europe in alcune filiere strategiche per la competitività del Paese. Le European partnerships saranno lanciate dalla Commissione Europea nell’ambito di Horizon Europe già dal 2021. Queste iniziative transnazionali di ricerca “possono rappresentare un importante volano di sviluppo della R&S su temi strategici per il rilancio e la crescita del Paese”, si legge nella scheda del progetto.

Si guarda invece alle imprese del Made in Italy nel progetto che punta alla loro “specializzazione intelligente”: in particolare l’obiettivo è attuare un “trasferimento tecnologico dei risultati e delle conoscenze in ambito di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Deep Learning per supportare ed innovare i processi produttivi delle aziende, dal design dei prodotti alla loro collocazione sul mercato, alla loro distribuzione nei punti di contatto con i clienti, sulla scorta di esperienze analoghe avviate da Enea nell’ambito del luxury fashion”.

Transizione Green

Alla transizione green, che insieme alla transizione digitale rappresenta un pilastro fondamentale del piano, sono dedicate diverse misure.

Una di queste è il “Credito di imposta per una produttività sostenibile” che prevede ben 5 miliardi in 6 anni per “premiare le PMI in grado di aumentare la produttività e mantenere i livelli occupazionali e salariali”.

In concreto si punta a destinare una parte dell’extra gettito fiscale (Ires e Irap) derivante dall’incremento di valore aggiunto direttamente a favore dei nuovi investimenti dell’impresa e dei lavoratori dipendenti della stessa. Inoltre l’impresa riceverebbe un beneficio ulteriore se i livelli occupazionali crescono.

Ben 2,5 miliardi in 4 anni sono poi dedicati al progetto “Distretti industriali circolari” che ha come obiettivo “la riconversione green di siti industriali tradizionali – basati su fonti e materie prime di prime di origine fossile – attraverso la chimica verde”.

Quasi 6 miliardi in 6 anni infine serviranno per realizzare il “Piano di azione per l’economia circolare” nelle sue due componenti. La prima è quella del “Policy Framework e Strutture e Azioni di Sistema” (900 milioni), con l’obiettivo di “attuare su scala nazionale il Piano d’Azione Europeo per l’Economia Circolare”. La seconda, da 5 miliardi, è quella dedicata ai “Progetti Strategici”, con l’obiettivo di “attuare su scala nazionale progetti strategici, flagship e pilota settoriali e territoriali per dare attuazione al Piano d’Azione Europeo per l’Economia Circolare per favorire la transizione del sistema socio-economico italiano verso i canoni della circolarità quale fondamento della green and digital economy”.

Citiamo poi il progetto da 100 milioni volto a “favorire modelli di economia circolare per rispondere alle principali sfide che attendono il settore dell’industria agroalimentare nel settore degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio”. Il Ministero intende infatti “preparare un piano di sviluppo sostenibile che punti a favorire in maniera massiccia la transizione ecologica dei processi produttivi e dei modelli di consumo senza effettuare discriminazione fra i diversi materiali di imballaggio”.

Formazione e competenze

Capitolo formazione. Vale 700 milioni in 5 anni il “Piano straordinario per le competenze digitali e la formazione 4.0” che vuole sostenere le spese sostenute dalle imprese per la lo sviluppo di competenze digitali e la formazione 4.0 connesse a processi di sviluppo e transizione tecnologica.

C’è poi una voce specifica dedicata alle “Competenze per la transizione digitale e green”: 500.000.000 in  3 anni. “Il progetto costituisce la declinazione sul versante delle competenze STEM del progetto Punto Impresa Digitale e Sostenibile, predisposto dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito dei progetti per il Recovery Plan, cui è demandata la fase di informazione, orientamento ed assistenza delle imprese, incluse quelle relative alla presente iniziativa, soprattutto, di assessment del grado di maturità digitale e della sostenibilità produttiva”.

Con il “Programma Dottorati industriali e aziendali per la transizione verde e digitale” si appostano ben 4 miliardi di euro per “sviluppare la conoscenza ed una nuova generazione (next generation) di figure professionali ad alto valore aggiunto per le professionalità della transizione e del futuro dell’economia verde e digitale e per una società sostenibile”. L’iniziativa prevede l’istituzione di 5.000 borse di dottorato da 90.000 euro; 2.500 borse di post-dottorato da 75.000 euro l’una; 5.000 borse per attività integrative al dottorato per dottorati senza borsa (7.500/borsa) per migliorare la conoscenza e trasferimento tecnologico per le tecnologie, metodi organizzativi aziendali etc. nelle imprese, altre organizzazioni e start-up italiane delle nuove economie con particolare attenzione a quelle con ricadute verdi e digitali per la transizione.

C’è poi l’Erasmus per giovani imprenditori, con focus su transizione verde e digitale: valore 6.300.000 in 3 anni. Il progetto mira ad ampliare la ridotta platea che ad oggi fruisce di un’iniziativa molto interessante, finanziata dall’UE e finalizzata a creare una cultura imprenditoriale tra i giovani. La sua fonte di finanziamento ordinaria è il programma COSME.

Da ultimo, un progetto da mezzo miliardo in 7 anni per l’incremento della capacità digitale dei cittadini che “si pone come obiettivo l’erogazione di corsi di formazione realizzati da stakeholder locali, per esempio camere di commercio, CNA, associazioni di categoria, etc che possano erogare una formazione sull’utilizzo di specifiche soluzioni digitali per la cittadinanza”. La formazione può essere destinati ad attività di incremento generale della capacità digitale (formazione di base all’utilizzo di strumenti ed applicazioni) o alla formazione specifica per determinate piattaforme/servizi. In questo secondo ambito si ipotizza di poter definire gruppi di lavoro con specifici stakeholder interessati all’erogazione di servizi digitali ad ampi cluster di cittadini, per esempio Inps per la formazione ai servizi per pensionati e disabili, Ferrovie dello Stato per i servizi di mobilità a lunga percorrenza, le TPL per i servizi di mobilità locale, le Centrali Uniche di Risposta per i servizi di emergenza da contattare per via digitale, ecc.

Anche se non è un progetto del Ministero dello Sviluppo Economico, segnaliamo a tal proposito anche il progetto “Sistem@ITSItalia: sistema di istruzione terziaria professionalizzante degli Istituti Tecnici Superiori”. Si tratta di un progetto del Ministero dell’Istruzione del valore di 2,25 miliardi in 5 anni che mira ai seguenti obiettivi:

  • Incrementare di un fattore 6 rispetto al 2018 i diplomati dei percorsi ITS mantenendo gli attuali tassi di occupazione e potenziando i percorsi mirati allo sviluppo di competenze tecnologiche abilitanti (Impresa 4.0).
  • Potenziare la dimensione strutturale e di innovazione degli ITS rafforzando le dotazioni strumentali e logistiche con percorsi che utilizzano strumenti avanzati di innovazione tecnologica e organizzativa.
  • Valorizzare la premialità per i percorsi virtuosi.
  • Attivare percorsi di formazione degli operatori.
  • Sostenere la gestione operativa delle reti.
  • Potenziare la mobilità transfrontaliera e nazionale di operatori e corsisti.
  • Sostenere la partecipazione delle imprese nei processi di formazione/lavoro.
  • Rafforzare con dispositivi normativi mirati il sistema degli ITS intervenendo sulla estensione del modello organizzativo e didattico in altri contesti formativi, sul posizionamento degli ITS nel sistema ordinamentale dell’Istruzione Terziaria Professionalizzante e riequilibrando nei territori la qualità della connessione con il tessuto imprenditoriale

Tra i progetti promossi dagli altri Ministeri, ce ne sono diversi che riguardano proprio il mondo della formazione e dell’istruzione. Progetti come “Cultura delle STEM, Spazio e Robotica”, del Ministero della Difesa, con una richiesta di 3 milioni in 4 anni. Si tratterebbe di un progetto pilota rivolto agli studenti dai 6 ai 19 anni, “con l’obiettivo di stimolare creatività e passione per le scienze in
generale, ma in particolare verso le tecnologie innovative adottate in campo spaziale e robotico”.

Sempre alle tecnologie innovative, ma nei confronti di lavoratori (anche in cerca di occupazione) e docenti, sono dedicati i Digital Education Hubs. Il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione vorrebbe attivarne o potenziarne 20 in un triennio, con una dotazione di 100 milioni di euro.

Arriva invece dal Ministero dell’Università e della Ricerca il progetto da 735 milioni in tre anni dal titolo “Formazione avanzata – Dottorato per le imprese”: servirebbe a costruire “programmi di dottorato dedicati all’attività dell’industria e del terziario, che prevedano per 3 anni fino a
7.000 posti l’anno, con il contributo ed il coinvolgimento attivo delle imprese, sia singolarmente sia, in particolare per le PMI, attraverso la costituzione di reti di collaborazione”. Sempre dallo stesso Ministero arriva la proposta che riguarda il mondo produttivo, per “una ricerca più aperta e accessibile”. Con uno stanziamento di quasi un miliardo e mezzo in 6 anni, il progetto prevede:

  • finanziamento presso gli enti pubblici di ricerca di progetti di ampliamento ed adeguamento, in termini di capacità di accesso, di laboratori e infrastrutture di ricerca di medie e piccole dimensioni; nonché potenziamento delle collaborazioni con atenei, anche attraverso reti di laboratori di ricerca applicata e collaborazioni sui percorsi di dottorato
  • creazione di 20 Innovation Ecosystems in 3 anni, puntando alla riqualificazione di siti o alla costruzione di nuove strutture dedicate, che possano ospitare insieme luoghi di didattica, soprattutto innovativa come le Academies, laboratori multidisciplinari con la collaborazione di imprese, spazi innovativi misti per ospitare imprese innovative e start-up, luoghi per la contaminazione con il territorio, inclusi gli operatori del terzo settore

Guardando sempre al mondo produttivo, il Ministero dell’Università intende tagliare il cuneo fiscale “per gli assunti, dotati di esperienze maturate in posizioni non permanenti nell’università”: si tratta quindi di dottorati, borse, assegni, RTDA. Il vantaggio sarebbe “proporzionale alla durata delle esperienze maturate nel mondo accademico”. Il progetto vale 300 milioni in 5 anni.

Politiche di settore

Le imprese dei servizi sono oggetto del progetto da 200 milioni in 4 anni intitolato “Economia della conoscenza 4.0”: un piano di incentivazione il settore dei servizi avanzati e delle industrie innovative (servizi professionali, tecnici, creativi, culturali, ecologico-ambientali, artistici, turistici, editoriali, dell’informazione e comunicazione, sociali). Questi gli obiettivi principali:

  • attenuare l’impatto sociale ed economico della caduta dei ricavi e degli investimenti nel settore dei servizi derivante dalla pandemia Covid-19
  • sostenere la transizione verde e digitale dell’intero comparto dei servizi
  • salvaguardare ed incrementare livelli occupazionali qualificati
  • incrementare qualità, competenze e produttività nel settore dei servizi

Per l’aerospace si prevede un investimento di 25 miliardi (in 5 anni) per il “Piano di settore per la trasformazione digitale, green ed il potenziamento della filiera industriale, aerospaziale e della difesa”. L’obiettivo è “consentire al comparto un salto tecnologico nella ricerca, nell’innovazione e nella costruzione di piattaforme duali ad elevatissime prestazioni, con ridotto impatto ambientale, totale sicurezza cyber ed innovazione digitale: elicotteri di nuova generazione FVL, aerei di sesta generazione, tecnologia sottomarina avanzata, tecnologia unmanned intersettoriale, Intelligenza Artificiale, navi”.

C’è poi il “Piano Space Economy”: 3,5 miliardi in tre anni per sviluppare e rafforzare il settore aerospaziale nell’ottica di incrementare la resilienza del settore e del Paese, traguardando la transizione green. Il piano prevede infatti lo sviluppo delle competenze e delle tecnologie necessarie alla realizzazione delle infrastrutture spaziali (progetto, integrazione, avvio e operazioni/manutenzione), oltre allo sviluppo di servizi ed applicazioni innovative, basati sulle infrastrutture spaziali o sui dati da esse generate.

Cinque miliardi in 4 anni serviranno alla Strategia Nazionale per il settore agroalimentare, “incentrata sulla transizione digitale perché fa riferimento ai principi di connettività, integrazione e dati che sono alla base della transizione 4.0 nel settore agroalimentare, oltre che all’ottimizzazione dei processi di trasformazione e valorizzazione e tutela del Made in Italy alimentare”.

Per la siderurgia il “Piano nazionale di rilancio dell’industria siderurgica sostenibile” richiede 5 miliardi, mentre 10 milioni in 4 anni serviranno per il progetto “SIRIO – Siderurgia basata sull’idrogeno ed il riuso del carbonio”. Per favorire la progressiva decarbonizzazione dell’economia italiana si punta infatti su “ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per l’impiego sicuro ed efficiente delle fonti rinnovabili, l’uso e la conversione di combustibili convenzionali a basse emissioni di carbonio”. Sempre all’idrogeno è dedicato il progetto SHORE (Sardinia Hydrogen ecosystem on Zero-emission Renewable Energy) da 20 milioni: si prevede l’avvio di una H2 Valley green in Sardegna. Un luogo in cui sia coperta l’intera catena del valore: la produzione di idrogeno rinnovabile, la distribuzione attraverso una pipeline dedicata fino all’utente finale, con applicazioni nella mobilità, energia e industria.

Da ultimo un plafond da 250 milioni in tre anni è previsto per istituire il “Fondo per le Industrie Creative”, che “ha l’obiettivo di sostenere la nascita e la crescita di imprese nei settori creativi e di favorire l’incontro e la collaborazione tra le imprese ‘tradizionali’ del Made in Italy e le imprese creative al fine di accrescere la competitività del sistema industriale italiano”.

Altri progetti rilevanti

Il più rilevante dei progetti non citati finora è quello dedicato al “Sostegno all’accesso al credito delle imprese” che vale ben 10 miliardi. Il progetto “mira a rafforzare gli interventi del Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno delle imprese, piccoli imprenditori e professionisti colpiti dagli effetti della crisi”. In particolare, la proposta è finalizzata a incrementare la dotazione finanziaria di due tra i principali strumenti di incentivazione gestiti dal Ministero: il “Fondo di garanzia per le PMI”, principale strumento di sostegno all’accesso al credito delle imprese; la “Nuova Sabatini”, misura di sostegno all’accesso a finanziamenti bancari e al leasing per l’acquisizione di beni strumentali.

Un altro miliardo servirà per la Strategia di crescita delle PMI volta a favorire la nascita e la crescita, la capitalizzazione e la competitività degli “ecosistemi Start-up & Scale-up innovative” in ambito nazionale ed europeo. La Strategia intende infatti risolvere uno dei problemi principali del tessuto imprenditoriale italiano, attraverso il sostegno della crescita dimensionale, della capitalizzazione e della competitività di start up e scale-up innovativi. La Strategia intende introdurre “incentivi volti ad incrementare la patrimonializzazione e la dimensione complessiva del mercato nazionale di capitali di rischio per investimenti in startup e scale-up innovative”.

Sempre per favorire l’aggregazione delle imprese, 200 milioni andrebbero al potenziamento dei contratti di rete per “favorire ecosistemi innovativi in relazione a specifici obiettivi di sviluppo”. Le aggregazioni sarebbero finalizzate a “mettere in comune risorse, competenze e mezzi per raggiungere uno scopo comune in ambito di innovazione e competitività sui mercati anche internazionali”. La proposta prevede anche “l’iniezione di capitale pubblico nelle iniziative private ritenute strategiche, attraverso un veicolo societario (es: Cassa Depositi e Prestiti – equity) che agisca come partner finanziatore e attivatore di sviluppo per specifici territori (es: aree di crisi o aree di riconversione o aree ad alto potenziale attrattivo).

Sul tema della mobilità 60 milioni dovrebbero andare ad un piano per la smart mobility e il trasporto urbano, che potrebbe anche in futuro diventare gratuito se saranno realizzate le misure per “il miglioramento sostanziale della mobilità urbana” con “soluzioni innovative, sostenibili ed inclusive”.

Sempre un miliardo (in 5 anni) è previsto per “Energia al femminile: liberare il potenziale delle donne nell’impresa e nell’economia”, con l’istituzione del Fondo Imprenditoria Femminile. Questo punto intende favorire “una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro, corrispondente a maggiori tassi di partecipazione in generale” in modo da far crescere l’economia e aumentare l’offerta di manodopera. Il piano guarda soprattutto alle donne giovani e inattive, attraverso “una strategia integrata di investimenti per favorire e sostenere competenze ed investimenti delle donne e in favore delle donne per liberare tempo ed energia, attenuando gli effetti negativi della crisi”.

Il Piano Impresa Donna da 570 milioni, con “misure che ripristino ed amplino il numero di donne attive anche attraverso forme imprenditoriali e, quindi, di interventi dedicati a questa specifica componente lavorativa”.

Ai rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione è dedicato il progetto “Once Only” da 530 milioni. Il principio Once Only prevede che la PA non chieda ai cittadini e alle imprese informazioni o documenti di cui sia già in possesso. Per rendere il suo funzionamento più efficiente, deve adottare un nuovo modello di interazione, “eliminando il digital gap che connota determinate realtà locali nei rapporti con l’impresa”. All’interno di questo progetto si prevede in particolare l’istituzione di:

  • 5000 borse di dottorato (90.000 euro/borsa, incluso contributi)
  • 2500 borse di post-dottorato da svolgere con prevalenza in impresa, con particolare attenzione alle PMI e alle start-up (75.000 euro/borsa, incluso contributi)
  • 5000 borse per attività integrative al dottorato per dottorati senza borsa (7500/borsa) all’anno, con riserva di almeno 45% a donne e ragazze, per migliorare la conoscenza e trasferimento tecnologico per le tecnologie, metodi organizzativi aziendali etc. nelle imprese, altre organizzazioni e start-up italiane delle nuove economie con particolare attenzione a quelle con ricadute verdi e digitali per la transizione

La lista dei progetti

Qui di seguito vi riportiamo il PDF contenente la lista di tutti i progetti (non solo quelli dello Sviluppo Economico, tra cui la proroga e potenziamento del Piano Transizione 4.0) messi a punto per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Scarica il PDF con l'elenco dei progetti 



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